Riccardo SEBELLIN

Sebellin Riccardo Sebellin Riccardo
Cognome:
SEBELLIN
Nome:
Riccardo
Stagioni:
1920-1925 (da settembre 1920 ad agosto 1925)
Fonti bibliografiche:
ACIVI LA NOBILE PROVINCIALE di Antonio Berto e STORIA DEL VICENZA di Pino Dato
Note biografiche:

Il cavalier Riccardo Sebellin viene nominato presidente onorario nella seduta assembleare del febbraio 1920. Quando nel mese di settembre dello stesso anno il Ten. Gen. Maglietta si deve dimettere da presidente, perchè trasferito, in sua vece viene nominato Presidente effettivo proprio il cav. Riccardo Sebellin.

Nella stagione 1920-21 si crea una frattura abbastanza grossa fra gli sportivi berici, poichè la neo costituita squadra cittadina USSV, si pone come  antagonista dell'ACIVI e ciò diventa una spina nel fianco dei dirigenti dell'Acivi, i quali stanno anche risolvendo una crisi tecnica rivelatasi abbastanza profonda. Anche il cav. Sebellin si dimette, ma le dimissioni non vengono accettate, per cui decide di continuare la sua attività in maniera encomiabile. Viene proposta la fusione fra le due società cittadine, ma alla fine non se ne fa niente. Il Vicenza porta a termine il Campionato veneto 1920-21, classificandosi al terzo posto.

Nel 1921-22 avviene una clamorosa scissione nel mondo del calcio nazionale. Ventiquattro squadre (praticamente tutti i grandi clubs italiani) si staccano dalla Figc e creano un nuovo organismo, la Confederazione Calcistica Nazionale. Il Vicenza “tradisce” le provinciali e si schiera con le grandi, forte della propria storia e dei risultati ottenuti in epoca pre-bellica. Il presidente cav. Sebellin organizza la squadra con molto coraggio, visto che si presenta ad una competizione senz'altro superiore alle forze dei biancorossi, ma senza riuscirci. Ritenendo a torto di far parte del novero delle quadre più prestigiose, il Vicenza si rende immediatamente e forzosamente conto di non essere quello che credeva di essere. Gli esiti della Grande Guerra e quelli della profonda crisi economica e sociale hanno colpito il Veneto e le sue terre in modo implacabile. L'ACIVI conclude infatti il campionato 1920-21 all'ultimo posto. Ad una definitiva maturazione della crisi tecnica, si acuisce anche la crisi dirigenziale. 

A fine campionato viene fatta disputare una partita tra l'ultima classificata della massima serie (il Vicenza) contro la prima classificata della serie inferiore (il Derthona), al fine di determinare chi potrà giocare nella massima serie nella stagione successiva. Il Vicenza perde 2-1, ma dopo l'incontro propone reclamo a causa dell'utilizzo di un pallone non regolamentare. Il reclamo viene accolto e la partita si rigioca. L'esito è ancora più nefasto. Il Vicenza perde 4-0 e finisce in seconda Divisione. E' questa la prima retrocessione della storia biancorossa.

La sconfitta con il modesto Derthona, per il modo e per l'avversario non certo prestigioso, viene vissuta come disonorevole e provoca reazioni risentite all'interno della società. Dopo la nomina dei quattro presidenti onorari avvenuta nel 1920, ora la presidenza onoraria si amplia addirittura di più. Diventa quasi un "Politburo" che comprende il redivivo Friederichsen, l'ing. Tonini, un certo Zileri, un certo Bonazzi e perfino Gino Vallesella, in collegamento epistolare dall'America. La presidenza effettiva diventa un quadrumvirato formato da Sebellin, Saccardo, Fasolo (l'allenatore) e Zorzi (il giocatore). Praticamente un caos.

La retrocessione porta però novità importanti. La USSV si ricompatta con l'Acivi e alcuni dirigenti chiedono potere e rappresentanza. Questa è forse la ragione della costituzione del "Politburo". La componente scissionista insiste per assoldare il primo allenatore straniero, un certo misteriosissimo Sedlacek, per alcuni austriaco, per altri magiaro, che a metà torneo 1922-23 sostituisce il buon Fasolo, alla guida del Vicenza ininterrottamente dal 1908. La squadra biancorossa non ne trae beneficio e termina finisce il campionato in fondo alla classifica, perdendo anche lo spareggio con il Grion Pola. L'Acivi finisce in Terza Divisione. Mai finora era caduta così in basso.

Il colpo è durissimo e il consiglio dell'Acivi si dimette in blocco. I vecchi dirigenti USSV fanno maretta e le polemiche riportano ai vertici tutti i vecchi dirigenti. Il 24 ottobre 1923 viene indetta l'Assemblea Generale dei Soci, presieduta dall'ing. Saccardo, il quale deve intervenire più volte per placare le ire dei nuovi sostenitori che si scagliano contro i vecchi dirigenti che “non hanno saputo conservare il Vicenza ai fasti del passato”. Si arriva alle elezioni e allo scrutinio il cav. Sebellin viene eletto Presidente per la seconda volta fra gli applausi generali. Vengono nominati presidenti onorari il Comm. Ing. Virgilio Tonini, il Comm. Cristiano Friederichsen, il sig. Gino Vallesella e il Conte Roberto Zileri. I migliori giocatori se ne vanno. Il calcio sta cambiando. Non basta più lo spirito cooperativistico e le adesioni personali. Servono sostanziosi apporti di capitali.

Le acque si sono abbastanza calmate, ma bisogna incominciare da zero. Nella stagione 1923-24 il Vicenza affronta il campionato di Terza Divisione con il giusto piglio, supera senza particolari problemi la prima fase ed entra nelle finali, vincendo prima con il Pro Gorizia e poi con il Padova, centrando così la risalita in Seconda Divisione dopo appena un anno.

Nella stagione 1924-25 il Vicenza vuole risalire subito nella serie maggiore e tessera due giocatori magiari: Horwarth e Molnar. La squadra biancorossa gioca molto bene ed entra nel girone di qualificazione con l'Olympia e l'Udinese. Il 24 maggio 1925 il Vicenza vince la finale per 2-1 contro l'Udinese, che però non ci sta e grazie alle dritte fornite dall'ex allenatore del Vicenza Wilheim, che ora allena l'Udinese, sporge un reclamo. Egli è infatti a conoscenza che i due giocatori Horwarth e Molnar di scuola danubiana hanno disputato durante il campionato italiano anche alcuni incontri in terra d'origine. Su questa vicenda c'è anche la testimonianza di un giocatore del Vicenza, Felice Montemezzo secondo il quale il tecnico magiaro sarebbe stato disposto a sorvolare a patto di ricevere una lauta mancia ("Ricordo" - disse Montemezzo - "che proprio Krappan mi disse: “tu conoscere dirigenti di Vicenza. Dire loro che io tacere su Horwarth e Molnar se loro fanno omaggio a me”). Ma il Vicenza non ci sta, il reclamo dei friulani viene accolto e svanisce il il sogno della Prima Divisione.

Per la verità senza tanti rimpianti di Sebellin, uomo integerrimo e convinto che, se la posizione dei due giocatori ungheresi (che non giocarono però le partite contro l'Udinese) era irregolare, allora che la vittoria dei vicentini doveva ritenersi tale.

Di lì a poco Sebellin si ammala. Il 17/08/1925 le sue condizioni di aggravano. Nella seduta straordinaria del 27/08/1925 l'Assemblea dei soci elegge il nuovo Consiglio e nomina Sebellin presidente onorario. Sette giorni dopo, il 04/09/1925, Sebellin muore.

Scomparso Sebellin la squadra si sfascia. Felice Montemezzo racconta: “il cav. Sebellin per la vittoria contro l'Udinese ci aveva promesso la solita cena che consumammo molto abbondantemente da “Chichi” Romussi in via Due Ruote. Era sempre molto prodigo con tutti noi il Presidente e quando si vinceva, molto spesso, ma di nascosto, mi consegnava “una mancia” da dividere con i miei compagni".

Un presidente di grande valore, almeno sul piano umano, se dopo aver preso il testimone nel 1921 dall'innocuo generale Maglietta, perso uno spareggio con il Derthona, due retrocessioni, una compagnia ipertrofica di presidenti onorari a fargli da corona, ha avuto il coraggio di rimanere ancora al suo posto. La storia del ricorso dell'Udinese e della mancata promozione è stato un dramma per il povero Sebellin. Una vicenda umana che lo accomuna ad un altro grande presidente della storia biancorossa, Dario Maraschin.  

Iscritto all'anagrafe di Rossano il 12/10/1885 da VICENZA, Sebellin fu per diversi anni: 

- Consigliere provinciale della provincia di Vicenza

- Sindaco e Consigliere Comunale di Rossano Veneto

- Presidente del Consorzio Roggia Rosà (attuale Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta)

  • Membro del C.A.I. (Club alpino Italiano)

 

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